Lo Studio RadioCORRECT: Una ricerca per valutare nuovi criteri radiologi di risposta a Regorafenib

Intervista al Dr. Riccardo Ricotta, Oncologo e Dr.ssa Silvia Ghezzi, Biologo, Divisione di Oncologia Falck

 

Da sempre la nostra Oncologia, oltre a concentrarsi sull'assistenza e la cura della persona con patologia tumorale, si dedica attivamente alla ricerca indipendente. Inoltre, grazie alla partecipazione a sperimentazioni cliniche in GCP (good clinical practice), siamo in grado di offrire ai nostri pazienti le cure oncologiche più innovative. Negli ultimi anni abbiamo effettuato alcuni studi per valutare la risposta radiologica ai farmaci antitumorali, con 'intento di identificare dei criteri radiologi in grado di selezionare precocemente i pazienti più sensibili alle terapie oncologiche.

In cosa consiste lo studio RadioCORRECT?

Nel 2010 abbiamo aderito allo studio di fase 3 denominato CORRECT (Grothey A, et al. Lancet 2013), che ha dimostrato che il farmaco orale Regorafenib determina un aumento della sopravvivenza dei pazienti con carcinoma del colon-retto resistenti a tutti i farmaci efficaci per la cura della patologia. Il farmaco inibisce molteplici protein-chinasi che sono coinvolte nella crescita tumorale, nell’angiogenesi e nei processi che regolano il microambiente tumorale. Alla luce dei risultati ottenuti Regorafenib rappresenta una concreta risorsa terapeutica per la cura di persone con opzioni di cura in precedenza molto limitate. Sfortunatamente non tutti i pazienti ricevono un beneficio dal trattamento e, attualmente, non esistono dei fattori validati in grado di identificare le persone che si avvantaggeranno maggiormente dal farmaco.

Partendo dall'esperienza clinica mutuata dalla cura dei nostri pazienti, abbiamo osservato che alla valutazione radiologica mediante TC Regorafenib spesso determina una modifica della morfologia delle metastasi più che delle loro dimensioni. In particolare abbiamo descritto una riduzione della densità delle metastasi epatiche e la comparsa di cavitazione in quelle localizzate nel polmone. Quest'ultimo fenomeno, che consiste nella scomparsa della componente tumorale all'interno delle metastasi, si presenta in circa il 40% dei casi trattati con Regorafenib e si manifesta invece molto raramente durante il trattamento con altri farmaci oncologici. Abbiamo supposto che questi cambiamenti potessero essere l'espressione di un precoce effetto antitumorale e, fra i primi a livello mondiale, abbiamo portato questa osservazione all'attenzione della comunità scientifica (Ricotta R, et al. Lancet 2013). Abbiamo quindi condotto un'analisi estesa ad oltre 200 pazienti trattati nello studio CORRECT per testare su una casistica più ampia se i cambiamenti evidenziati alla TC siano utili per una migliore identificazione dei pazienti che deriveranno i benefici maggiori dalla terapia con Regorafenib. Ci siamo avvalsi della collaborazione dei nostri radiologi e abbiamo analizzato qui a Niguarda le TC di pazienti trattati presso 13 centri oncologici d'eccellenza presenti in Italia, Europa e USA.

Che risultati avete ottenuto?

I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati (Ricotta R, el. al. ESMO Open 2017) e hanno confermato la nostra osservazione iniziale. In particolare, i pazienti le cui metastasi polmonari si presentano cavitate sembrano più sensibili al trattamento con Regorafenib e presentano i benefici maggiori in termini di ritardo della progressione tumorale e prolungamento della sopravvivenza. Allo stato attuale consideriamo questi risultati interessanti dal punto di vista scientifico ma ancora preliminari per una modifica concreta della pratica clinica, tuttavia l’interesse suscitato è alla base di ulteriori studi disegnati da da altri gruppi di ricerca e tuttora in corso.

 

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